36° CONGRESSO NAZIONALE SIE 2019, Bologna 7-9 Novembre
Italo Di Giuseppe

Italo Di Giuseppe

Laureato in Odontoiatria e protesi dentaria nel 1989,
presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Socio attivo della SIE e della SIDOC,
Autore di articoli pubblicati su riviste nazionali ed internazionali in materia di endodonzia e conservativa,
Membro della Commissione Culturale della SIE, per il triennio 2014-2016,
Membro del Consiglio Direttivo SIE, per il biennio 2017-2018
per il quale è stato Coordinatore della Comunicazione,
Docente Master II Livello in Endodonzia,
presso “Università La Sapienza” di Roma, diretto dal
Prof. Gianluca Gambarini,
Libero professionista in Roma e Ferentino.

La dinamica nascosta del Ni-Ti: evidenza e gestione clinica ragionata

Ven 10 Nov

12:50

Qualsiasi strumento, realizzato in qualsivoglia metallo, inserito nel canale radicolare in rotazione, sia essa continua o reciprocante, verrà sottoposto ad una serie di forze prementi esercitate dalle pareti canalari; forze diverse, in rapporto alla posizione dello strumento stesso lungo il tragitto di lavoro. Già quando la lima in Ni-Ti entra nella prima curva, per effetto di queste forze, la sua rotazione assumerà un asse diverso rispetto a quello che la sua parte più coronale, che si troverà nel tratto generalmente più rettilineo dall’imbocco alla curva, continuerà a mantenere. Per effetto di questo cambiamento di asse di rotazione, ed in rapporto anche alla continuità strutturale, lo strumento inizierà a traslare, configurando, appunto, il fenomeno della roto-traslazione. Impossibile, pure ex-vivo, poter apprezzare queste dinamiche, che però inevitabilmente si manifestano, lasciando ricadute importanti e di grande interesse dal punto divista clinico; la roto-traslazione, infatti, dimostrata in letteratura, porterà inevitabilmente ad una torsione, che sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà l’angolo di curvatura anatomico, la massa dello strumento e la sua velocità; una velocità alta avrà come effetto un più rapido impatto dello strumento con le pareti canalari; pareti che da una parte saranno capaci di reindirizzarlo verso l’apice, ma dall’altra eserciteranno su di esso delle forze generanti attrito e capaci di opporsi alla rotazione e all’avanzamento. Non potendo agire sull’anatomia, l’operatore potrà però intervenire sulle due rimanenti variabili, ovvero massa/ geometria e torque/ velocità, per tentare di eludere le difficoltà messe in campo dalle complessità anatomiche; in aggiunta, la traslazione sarà capace di allungare il tragitto della lima nella sua progressione verso l’apice, obbligando l’operatore a mantenere collegato il localizzatore durante la strumentazione, per essere sicuri di aver interamente sagomato il sistema endodontico. Ignorare tutti questi impedimenti, e fare unicamente affidamento sulla resistenza alla fatica ciclica dello strumento, potrebbe portare ad un inaspettato ed improvviso fallimento in corso della terapia endodontica; le prove a fatica ciclica, infatti, testano solo la flessibilità di uno strumento, che, non prendendo contatti con le pareti, risentirà degli effetti della sola flessione rotante; ma, in vivo, la situazione è ben diversa….Scopo della relazione, partendo dal presupposto che la detersione più importante si fa con gli strumenti, è quello di evidenziare la reale dinamica del Ni-Ti, per poi gestirla, caso per caso, nell’ottica di una corretta sagomatura dei sistemi endodontici, anche quando particolarmente complessi.

Interessa?

Se sei interessato non mancare
Share This