36° CONGRESSO NAZIONALE SIE 2019, Bologna 7-9 Novembre
Vito Antonio Malagnino

Vito Antonio Malagnino

Professore Ordinario di Endodonzia presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Past-President S.I.E. (Società Italiana di Endodonzia). Past-President S.I.D.O.C. (Società Italiana di Odontoiatria Conservatrice). Membro d’onore della Società Francese di Endodonzia. Autore di più di 100 pubblicazioni in campo endodontico, conferenziere in congressi nazionali ed internazionali. Inventore degli strumenti Ni-Ti Mtwo e ideatore della Tecnica Simultanea di Preparazione dei canali radicolari.

Canali “calcificati”: suggerimenti clinici.

Sab 11 Nov

10:20

Una delle situazioni più difficili da trattare in Endodonzia è quella che si determina in conseguenza di una riduzione dello spazio endodontico a causa di un eccesso di formazione di dentina. La dentina viene fisiologicamente continuata a produrre con l’avanzata dell’età, ma in maniera piuttosto contenuta; alcune condizioni favoriscono un eccesso di produzione di dentina: la parodontite, la carie, i traumi e alcuni interventi odontoiatrici (per es. incappucciamento della polpa). Il trauma, con episodio unico o ripetuto, può condurre alla “Eburneizzazione” dell’elemento dentale o dare una necrosi. Naturalmente, quale che sia la causa della calcificazione, si è chiamati a intervenire quando ad essa si associa la necrosi con conseguente paradentite apicale cronica. Il fenomeno della “calcificazione” dello spazio endodontico si realizza sempre in senso corono-apicale e va da una riduzione della camera pulpare fino alla sua “cancellazione” sia in dente mono che pluriradicolato. Quindi la difficoltà per l’operatore è proprio quella di individuare i canali: una volta trovato il canale, di solito questo non presenta particolari difficoltà e, in maniera apparentemente paradossale, presenta diametri più ampi del normale nei millimetri apicali. La ricerca dei canali è talvolta estremamente difficile e può condurre a perforazioni iatrogene; la possibilità di risolvere il caso è data dalla capacità di saper “leggere” le tracce lasciate dalla polpa e quindi saper individuare gli spazi endodontici da quelli non endodontici, qualche volta coadiuvati da rx intraoperatorie e CBCT.

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